Slopaganda, la Politica a performance.

L’intelligenza artificiale non si limita a trasformare concetti in video o immagini polarizzanti: oggi può dare vita ad ambassador politici sintetici. Questa de‑personalizzazione della politica rende più facile la radicalizzazione e amplifica la diffusione di messaggi senza conseguenze, trasformando la partecipazione civica in un gioco di percezioni controllate da algoritmi.

Con il termine slopaganda, alcuni autori descrivono una nuova forma di propaganda resa possibile dall’AI generativa: contenuti prodotti in massa (“slop”, ovvero “sbobba, cozzaglia”), superficiali, ma estremamente mirati, connotati da un aspetto derivativo e tendente al kitsch. Non si tratta solo di fake news isolate, ma di un flusso continuo di “AI slop” che riempie l’ecosistema informativo e influenza in modo sottile opinioni e comportamenti.

La propaganda “Test & Learn” 

Rispetto alla propaganda “broadcast” del passato, la slopaganda introduce tre dimensioni chiave: scale, scope e speed.

  • Scalabile, perché consente di generare automaticamente migliaia di varianti dello stesso messaggio.
  • Iper-personalizzata, perché ogni contenuto può essere costruito su misura per interessi, comportamenti e storico dell’utente.
  • Veloce, grazie a un ciclo continuo di test e ottimizzazione basato sui dati di engagement.

In questo senso, assomiglia molto a una versione estrema del performance marketing: analisi dei dati, targeting avanzato, A/B testing e automazioni. La differenza sta nell’obiettivo. Qui non si cerca di vendere un prodotto, ma di orientare credenze politiche e sociali. E’ un ciclo di influenza: la slopaganda cattura l’attenzione, attiva emozioni forti, viene codificata nella memoria e finisce per rafforzare credenze e decisioni già inclinate in una certa direzione.

Il primo avatar che difende i valori dell’Occidente 

Cittadino Zero, 36.000 follower su Instagram, oltre 20.000 su Facebook, è un avatar generato con intelligenza artificiale che si presenta come un “cittadino qualunque” a favore del Sì nella riforma della giustizia, ma in realtà non esiste: è il risultato di un’evoluzione che parte dagli influencer virtuali come Lil Miquela e arriva oggi alla politica. 

Se nel mondo della moda e dell’intrattenimento il carattere artificiale di queste figure è chiaro e accettato, nella comunicazione politica questo “patto” si rompe, perché l’avatar simula autenticità e partecipazione senza avere responsabilità reali. 

Casi simili si stanno moltiplicando a livello globale, tra deepfake dichiarati, cloni vocali e candidati rappresentati da AI, segno che questi strumenti stanno entrando stabilmente nelle campagne elettorali. Il problema centrale non è solo tecnologico ma riguarda la qualità del dibattito democratico: in un contesto già dominato da algoritmi che premiano contenuti emotivi e polarizzanti, un avatar perfetto, coerente e inesauribile può occupare lo spazio dei cittadini reali, influenzando le opinioni senza essere soggetto ad alcuna accountability. In questo modo, si rischia di svuotare ulteriormente il confronto pubblico, sostituendo voci reali con simulazioni persuasive.

Performance Politics

La forza della slopaganda non sta solo nei messaggi, ma nei canali che li diffondono. Algoritmi studiati per massimizzare like, condivisioni e tempo speso sulle piattaforme premiano ciò che emoziona e polarizza, trasformando un contenuto banale in un’onda inarrestabile. Su piattaforme come X e Truth, post generati in serie possono raggiungere migliaia di utenti in pochi minuti, adattandosi ai loro interessi e comportamenti, come un marketing iper‑targettizzato applicato alle opinioni politiche. La linea tra performance marketing e propaganda si assottiglia: le stesse tecniche di A/B testing, automazione e personalizzazione che vendono prodotti oggi modellano convinzioni e percezioni, spesso senza che l’utente se ne accorga. In questo scenario, capire come si diffonde l’influenza non è più solo una questione tecnologica, ma democratica: le piattaforme non sono neutre, e chi controlla i flussi informativi può dettare il ritmo del dibattito pubblico.

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