Sanremo 2026. Le pagelle di Soze.

Quest’anno non lo volevo fare. Hype zero. Ma lo faccio per Pippo e, soprattutto, Peppe.
Senza troppi fronzoli, andiamo.

Solito Nota Bene Bene Benissimo:
Tutti i giudizi sono stati sfornati dopo il primo ed unico ascolto della diretta.
La scala di giudizi è al di fuori da un mondo musicale che racchiude anche Beatles, Lucio Dalla e Battisti ed è inserita in un mondo parallelo fatto solamente di questa giornata di Festival.

Ditonellapiaga, “Che fastidio!”: 7-
Grazie al cielo si parte così. Con un pezzo per muoversi un po’ visto che fino ad ora si è parlato solo di morti. Grazie al cielo si parte così, con quello che ho pensato dopo aver notato la concomitanza della prima serata con Inter – Fotballklubben Bodø/Glimt: “che fastidio”.
E a proposito di morti…poi li ho ritrovati anche al Meazza di Milano..

Michele Bravi, “Prima o poi”: 4,5
La versione “di giorno” di Tredici Pietro ci fa capire che Sanremo, se si mette d’impegno, riesce a rendere vecchia qualsiasi cosa.

Sayf, “Tu mi piaci tanto”: 6
Gli voglio bene solo a guardarlo. Sarà quell’aria da ragazzo che ha detto un secco “NO” alla droga. Canzone paracula, ritornello da difficoltà base (e lo ammette nel testo)… ma con quelle trecce cosa gli vuoi dire? Tu mi piaci tanto abbastanza.

Mara Sattei, “Le cose che non sai di me”: 5
Io mi immagino ci sia una cesta piena di canzoni “alla Sanremo”. Puoi infilare dentro la mano e come capiti, capiti ti va bene. Lei ha pescato questa. Bene per lei. La cesta è a casa di Michele Zarrillo.

Dargen D’amico, “AI AI”: 6,5
Una delle 7 persone più simpatiche sulla faccia della terra. E il piedino lo fa sempre muovere. Da riascoltare senza orchestra.

Peppe Vessicchio: 10. “Pronti, partenza, via.”

(Fa ancora molto ridere dopo 2 ore la gag della zeta romagnola, dai… ma Can è molto grosso quindi se lo diverte fa benissimo a farla anche per un mese.)

Arisa, “Magica favola”: 6
La cesta è sempre quella di Zarrillo ma ha messo mano al testo, sistemandolo qua e là. C’è mooooolto di peggio in giro. Tipo la Pausini.

Luchè; “Labirinto”: 4
Capisco che Luca Imprudente porti sul palco l’antica tradizione del rap partenopeo che ha fatto la fortuna di gente del calibro di Totò, Pulcinella e il Piccolo Lucio e che tutti amiamo. Ma inascoltabile. Sempre con il massimo rispetto.

(Vorrei la signora Gianna Pratesi sul palco per tre ore, accettando, con entusiasmo, qualsiasi tipo di rischio.)

Tommaso Paradiso, “I romantici”: 6-
Da quando si è messo in proprio propone un po’ sempre la stessa canzone, senza infamia e senza lode, ma sempre la stessa.

Elettra Lamborghini, “Voilà”: 5
La Rappresentante di Lista, Rosa Chemical o addirittura la sciccheria dei Ricchi Poveri, con le loro cadute in sincrono. Loro avrebbero fatta brillare questo pezzo. E invece…

Patty Pravo, “Opera”: 5
In questa serata di mortorio totale fa la sua bella figura anche lei, nonostante sembri una creatura a metà tra un elfo e un pitone.

Samurai Jay, “Ossessione”: 4
La classica canzone da sentire a una festa scatenata! E quello è esattamente il momento per andare a prendere da bere.

(Arriva Tiziano Ferro e il Bodø/Glimt fa il secondo gol. Non è un caso.)

Raf, “Ora e per sempre”: 4
Dalle pagelle di Soze del 2025: “So di una persona che è andata al concerto di Raf. Era seduto lontanissimo dal palco. Eppure per tutto il concerto, durante le canzoni, ha urlato sempre e solo: “Raffaele Rieeefoliiiii!! Raffaele Riefoooliiiii!”, cercando di carpire l’attenzione di Raf utilizzando il suo nome all’anagrafe. È una delle storie più belle che mi siano mai state raccontate, grazie Lorenz. È quanto mi basta sapere su di Raf.
Confermo tutto. Per il resto, lui, nella cesta di Zarrillo, ci abita.

(Riflessione delle 22.53: meglio perdere la finale 5-0 o uscire ai playoff con il Fotballklubben Bodø/Glimt? Forse ascoltare Raf.)

J-Ax, “Italia starter pack”: 4,5
“Domani smetto” è stato uno dei primi album che ho consumato fino alla morte insieme al mio amico Enry. Le sue canzoni (di Ax, non di Enry) hanno scandito alcuni passaggi chiave della mia vita. Proprio per questo, per il bene che gli voglio, vederlo sul palco come se fosse un mio vecchio zio che continua a fare il giovane di rottura mi fa un po’ male. Perlopiù, questa volta,  viaggiando ulteriormente nel passato con Marty McFly in Ritorno al Futuro 3. Ax… vieni qui, abbracciami e riposati.

Fulminacci, “Stupida sfortuna”: 7
Si presenta bello bello,  con lo stile di quello che alle medie veniva menato anche dal bidello. E invece è, giustamente, il più forte di tutti. Non che ci voglia tanto.

Levante, “Sei tu”: 
Ok, allora anche tu 6.

Fedez e Marco Masini, “Male necessario”: 6+
Mi dispiace, giuro con il cuore in mano, ma Masini mi ha fatto fare una piccola puntata di Lol. Ho cercato di non ridere per tutto il tempo, perché mi sembrava fuori luogo. Ma nel secondo acuto da papera sono esploso, ma che ridere. E mi dispiace davvero perché per il resto, sarà l’ora tarda, non è per male. Fedez è un vecchio volpone.

Ermal Meta, “Stella stellina”: 6
In questa terra desolata, il suo testo sembra un Calvino – Eco – Ungaretti ( e Rodari).

Serena Brancale, “Qui con me”: 5
Il fatto che Fiat 131 sia tra gli autori di questo pezzo (non so chi sia ma simpatico) mi ha fatto tenere l’alta l’asticella della curiosità… ma preferivo i tamburelli dell’anno scorso. (Per me vince).

Nayt, “Prima che”: 6
La parentesi su Sandokan mi ha quasi definitivamente accartocciato, sia il corpo che il cervello, limitandomi movimenti e pensieri. In questa condizione psicofisica arrivo a dire che non è male.

Malika Ayane, “Animali notturni”: 6,5
Pensavo di trovare un’atmosfera che rispecchiasse quel capolavoro di film che è “Animali notturni” di Tom Ford uscito nel 2016. Una storia che mi ha fatto attorcigliare le budella per settimane e che ancora oggi ogni tanto mi accarezza i capelli la notte, facendomi pensare che nella stanza possa esserci una strana presenza, un groviglio fatto di rancore e vendetta. No, il pezzo di Malika è tutto il contrario. Per fortuna. Questa notte (cioè proprio ora) posso dormire sonni tranquilli.

Eddie Brock, “Avvoltoi”: 3,5
Ho scoperto oggi che Eddie continua a fare tutt’ora il tuttofare in un B&B a Roma. Tanto basta per farlo rientrare nel mio cerchio dell’amicizia. Detto questo, il titolo del brano rievoca una delle mie scene preferite della storia della Disney, da “Il Libro della Giungla”. 
Ehi Flaps, cosa facciamo?
Non lo so… tu cosa vuoi fare?
Beh, amici avvoltoi, ve lo dico io. Andate a letto.

Sal Da Vinci, “Per sempre sì”: 4
Suo papà, Codice, ci ha regalato un film della Madonna con T.Hanks.
Lui, la Madonna, me la fa tirare. No, THanks.

(Colgo l’occasione per una postilla. È abbastanza ovvio che Sal sia un fuoriclasse rispetto agli altri. Anche il pezzo forse non è il peggiore della storia. Ma ho una patina di pregiudizio che mi fa rimanere di stucco quando sento canzoni come questa. Stucco che poi ritroviamo precisamente sul volto di Sal.)

Enrico Nigiotti, “Ogni volta che non so volare”: 5
Il buon Enrico, quando entra, mi sembra sempre uno pronto a spaccare una chitarra infuocata sul palco mentre bestemmia con una bottiglia di whiskey in mano. Invece, purtroppo, è sempre il più grande patatone della storia mondiale.

Tredici Pietro, “Uomo che cade”: 6,5
Mentre entrava mi sono ripetuto nella testa “ti prego spacca tutto almeno tu ti prego spacca tutto almeno tu ti prego spacca tutto almeno tu ti prego spacca tutto almeno tu”… e invece non gli va neanche il microfono. Questa è un po’ la sintesi delle mie aspettative di questa sera.
Questi secondi però mi servono per notare che anche lui ha delle mani enormi. Un’occasione brillante per ricordare che l’anagramma di Gianni Morandi è “I grandi manoni”. Volete sapere, invece, l’anagramma di “Fatti mandare dalla mamma a prendere il latte”? Chiedetemelo in privato.

Chiello, “Ti penso sempre”: 6+
Chiello è quel ragazzino che arriva in classe in seconda superiore, bocciato, mentre la tua vita stringe ancora con forza il tuo essere bambino strizzando l’occhio all’adolescenza. Tutti lo scansano ma tu no. Ed è proprio lui, Chiello, ad accompagnarti nelle prime scorribande. Quante risate, quante emozioni. Quanti brividi! E proprio quando inizi a sentirti uomo… Chiello viene bocciato, di nuovo. Per lasciarti solo, di nuovo. Di nuovo a guardarti intorno. E adesso gli altri ti prendono pure in giro. Perché uscivi con quello “mezzo matto”.

Bambole di Pezza, “Resta con me”: 5,5
Un po’ di delusione. Le Bambole non canterine potevano non esserci. E sarebbe stato un pezzo di Alessandra Amoroso.

Maria Antonietta e Colombre, “La felicità e basta”: 7,5
“Ooooooooooooh” (detto buttandosi con soddisfazione all’indietro sul divano a braccia larghe e pesanti) “finalmente!” (Con le braccia che si tendono verso lo schermo) “Che boccata d’ossigeno”.

Leo Gassman, “Naturale”: 5,5
Io questa mattina ero a Treviso, ho lavorato fino a tardi lunedì sera. Io sono stanco. Io non ne posso più. 

Francesco Renga, “Il meglio di me”:  4,5
Renga“, congiuntivo presente del verbo “rengere”.  Utilizzo in una frase: “Proviamo… ma non è mica detto che Francesco renga.
Rengere”: cantare canzoni che possano essere apprezzate dal pubblico.

LDA e Aka7even, “Poesie clandestine”: 3,5
Sono contento se si sono divertiti.

Poi ho spento. 

Di chi sono i nostri giorni?” 
Non lo so Paolo (Sorrentino, ndr.) Ma credo non miei.
Una delle serate più noiose e avvilenti della mia vita.

Grazie a tutte e tutti, anche se so che in molti non sarete arrivati dopo la metà. Né del Festival, tantomeno delle Pagelle.

Forza Inter sempre lo stesso.

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