Ogni giorno, senza accorgercene, siamo immersi in un flusso incessante di stimoli di ogni tipo che influenzano la nostra percezione della realtà e orientano le nostre decisioni.
Il nostro processo creativo non è mai totalmente autonomo e a sé, bensì il risultato di un dialogo continuo tra l’individuo e l’ambiente circostante. Un designer, in particolare, è costantemente sollecitato da un mosaico di suggestioni visive, sonore, tattili, emozionali: tutti elementi che si intrecciano e concorrono a definire la sua visione progettuale.
Spesso ignoriamo quanto anche il più piccolo dettaglio possa insinuarsi nel nostro subconscio e alterare, seppur lievemente, il nostro processo decisionale e di conseguenza anche creativo.
Pensando ai colori di un paesaggio, al ritmo ipnotico di una canzone, alla sensazione di un tessuto o al contatto fugace con un’altra persona: ognuno di questi e altri input sensoriali che riceviamo ogni giorno si sedimentano nella memoria e diventano parte di noi stessi creando un ricordo, un’esperienza che ci arricchisce e influenza il nostro approccio alla progettazione.
Esplorando alcuni degli input quotidiani ricevuti dalla maggior parte delle persone ce ne sono alcuni che meritano di essere analizzati: come l’ambiente di lavoro che si configura come una variabile determinante.
Una condizione di sovraccarico sensoriale dettato da colori accesi, tanti elementi all’interno di una stanza o anche luci non adatte può risultare stimolante ma, al contempo, compromettere la capacità di concentrazione; al contrario, un ambiente eccessivamente neutrale rischia di sterilizzare l’ispirazione.
Il luogo in cui operiamo non è solo uno spazio fisico, ma un ecosistema di input: la disposizione degli oggetti sulla scrivania, la luce che filtra dalla finestra, il rumore di fondo di una città frenetica o, al contrario, il silenzio di un ambiente più raccolto.
Ogni variabile incide sulla nostra predisposizione mentale e sulla fluidità del pensiero.
Oltre allo spazio fisico, anche il suono che ci accompagna durante la giornata è un elemento chiave per la nostra creatività, personalmente sono fermamente convinto che la musica influenzi in maniera significativa il mio processo creativo, traducendo ritmi e suoni in schemi e strutture che sono inconsciamente trasferiti nei progetti che svolgo durante la giornata ma anche fuori dal contesto lavorativo.
Ascoltando, nel mio caso, artisti con una costruzione armonica più complessa (Pink Floyd e TOOL, ad esempio) stimola la mia creatività e il mio approccio più stratificato ad un progetto, mentre artisti e melodie più semplici e minimaliste (Ludovico Einaudi) possono guidare verso soluzioni più essenziali, veloci ed equilibrate. La scelta del genere musicale e dell’artista a parer mio influenza e può potenziare la concentrazione ma anche dettare il ritmo della creazione stessa e ampliare le possibili strade percorribili durante lo sviluppo.
Questi stimoli non sono limitati solo da elementi tangibili, ciò vuol dire che anche le interazioni sociali, la percezione del tempo e della routine esercitano un peso rilevante sul modo in cui elaboriamo le idee. Un dialogo può innescare un’associazione mentale in grado di risolvere un problema progettuale, il ritmo con cui affrontiamo la giornata
sfruttando o saltando le pause decidendo se concedere al nostro cervello un break o un rush fino a fine giornata, spezzare la routine non prendendo il caffè o dimenticando qualcosa di essenziale a casa, sono tutti input che purtroppo o per fortuna ogni giorno siamo destinati a ricevere e analizzare.
Mi piace pensare che ogni input abbia una reazione dentro di noi e sin da inizio giornata dobbiamo decidere come farci influenzare e lasciar “decidere” a questi input lo svolgimento della nostra giornata creando più percorsi davanti a noi percorribili grazie alle nostre scelte, un po come quando rientri in casa dopo essere già partito per recuperare qualcosa che avevi dimenticato e ti ritrovi dietro un trasporto eccezionale che ti rende impossibile arrivare in orario ovunque tu debba andare.
L’abilità del designer deve stare nel decifrare e assimilare questo flusso di informazioni che lo circonda, selezionando, interpretando e rielaborando gli input in chiave progettuale ma anche nella vita di tutti i giorni.
Una domanda che mi sorge spontanea a conclusione di questa riflessione è: siamo noi a governare gli stimoli o sono loro a determinare le nostre scelte?