Chit-Chat

Cool Stuff 10 Mar 2023
Francesco Grazioso

Impossibile fregarsene

La ritualità della giornata è diventata semplice, banale e quasi universale: ti svegli e apri un’app. Come primissima cosa. Che sia la home page di una testata giornalistica o un social a piacere è, in linea di massima, se non la prima almeno sul podio delle cose che facciamo ogni santo giorno.

Questo vuol dire, fin dal momento in cui le palpebre a fatica finiscono di tenersi strette per le ciglia, essere bombardati di informazioni di ogni tipo. Ora, non si vuole cadere nel banale, sottolineando l’esponenziale crescita di contenuti e informazioni a cui siamo sottoposti da quando esistono i social e bla, bla, bla; anche basta, è sotto gli occhi di tutti.

Quello che non è forse chiaro, o perlomeno facciamo fatica a comprendere e/o accettare, è che la gran parte di noi sta smettendo di fare una delle cose più importanti e fondanti per il quieto vivere nostro e di chi ci sta attorno: riuscire a fregarsene.

È davvero molto, molto, molto difficile non essere coinvolti nel tunnel stupefacente di immagini, video e font che ci avvolgono tutto il giorno, e questo vale anche, o forse soprattutto, per le cose lontanissime dai nostri interessi.

Quante volte aprendo i commenti di una notizia qualsiasi, perlopiù se si parla di qualsiasi cosa possa riguardare la vita di un vip, leggiamo il commento di una persona qualsiasi che sentenzia, con la presunzione di sentirsi superiore: “E un bel chissenefrega non lo mettiamo?”, oppure un più pirotecnico “Oh adesso che lo so dormirò sicuramente meglio!1!”. Forse tu stesso che stai leggendo lo hai fatto, tracciando una linea spessa tra ciò che accomuni ai tuoi interessi e cosa ti sta lontano. Sicuramente l’ho fatto io che sto scrivendo su Chit-Chat.

Ma così facendo, non abbiamo fatto altro che confermare l’esatto contrario di ciò che abbiamo scritto. Scrivendo, magari in capslock, “CHISSENEFREGA” stiamo proprio mostrando a tutti che non possiamo non essere coinvolti. 

È troppo facile scriverlo lì sotto, hai la tastiera a portata di dito… eddai, ci metti un attimo. E lo scrivi. Non ti frega eppure quella notizia ha fatto in modo che facessi l’azione che sui social richiede più dispendio di energie. E tac: sei dentro al meccanismo.

E perché? Perché quando una cosa ci appare davanti agli occhi in quel momento di intimità la prendiamo sul personale. Proprio perché magari siamo ancora a letto, mezzi svegli, ci sentiamo, giustamente, nel momento di massima privacy che dovremmo vivere e quelle informazioni vengono vissute inconsciamente come un’invasione della nostra tranquillità. Apro la finestra e mi parli di quanto si allena un attore famoso? CHISSENEFREGA. Anche se siamo noi ad aver aperto quella finestra volontariamente. (Questo paradosso cognitivo è spiegato molto bene da Ricky Gervais in un frammento di Humanity, precisamente qui.)

Probabilmente, qualche istante dopo, rileggiamo la stessa notizia su un quotidiano che stiamo sfogliando al bar e ci limitiamo a cambiare pagina, senza sbraitare come matti per poi farci arrestare.

E questo cosa comporta? Prima di tutto ammalarsi, perché si diventa intolleranti, dando troppo peso a cose frivole che, semplicemente, non ci interessano. 

E poi, ancora più grave, modifichiamo irrimediabilmente il percepito che abbiamo di noi stessi, perché ci crediamo più forti di quello che succede sui social, diventando solo critici della peggiore specie; piano piano perdiamo la disponibilità all’ascolto e quando ci imbattiamo nelle notizie importanti, quelle che ci dovrebbero coinvolgere veramente, quelle che ti fanno capire quanto sei fortunato reagiamo nel peggiore dei modi: il silenzio misto a omertà, che è il più enorme CHISSENEFREGA che possiamo “scrivere” tra i commenti.

La terapia per uscirne deve essere d’urto, di gruppo e quotidiana, quasi un mantra da ripetere tutti i giorni: “commento solo quello che mi interessa, parlo solo di quello di cui so parlare.”.

Ma purtroppo ad oggi siamo lontani dalla cura. Siamo tutti sulla stessa barca e non quella nuova di Briatore che commentiamo con “CHISSENE FREGA”, ma quella che si ribalta al largo e crediamo non ci riguardi.

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